NOTE SULLA
MEMORIA DEI GIORNI
-Jobs e Wozniak fondano la Apple: Metti due Steve appassionati di informatica in un garage della California, con pochi dollari in tasca e pochi componenti da assemblare: il risultato è l'inizio di un'avventura imprenditoriale senza precedenti, che in pochi anni mette in discussione il primato di grandi multinazionali dell'elettronica. Dopo la mela di Newton entra nella storia la "mela morsicata".
Verso la metà degli anni Settanta la "Silicon Valley" è già una realtà nella Contea di Santa Clara (California settentrionale). Qui fanno il bello e il cattivo tempo, nella produzione di microchip e altri componenti legati all'informatica, aziende rinomate come la Hewlett-Packard (attiva dal 1939), l'Intel e la Xerox. È qui che si formano e hanno le prime esperienze professionali le nuove leve dell'elettronica.
Frequentando le stesse conferenze della HP a Palo Alto nasce l'amicizia tra Steve Jobs, che in quel periodo si occupa di videogames per Atari, e Steve Wozniak, grande appassionato di elettronica che aveva messo a punto una radio amatoriale e un computer a transistor. Quest'ultimo ha in mente da tempo un progetto: progettare un computer tutto suo. Dal momento che quelli in commercio hanno prezzi inaccessibili per le sue tasche, si accontenta di buttare giù degli appunti che incontrano l'entusiasmo di Jobs.
È lui a convincere l'amico a costruire la macchina, impegnandosi personalmente a trovare un compratore. La disponibilità arriva da un negoziante di apparecchiature elettroniche che si offre di comprarne 50 esemplari al prezzo di 500 dollari ciascuno, chiedendo di averli già assemblati. La richiesta costringe i due Steve a racimolare i fondi necessari all'acquisto dei componenti da assemblare e a creare un vero e proprio laboratorio nel garage dei genitori di Jobs, a Cupertino.
È qui che insieme a un vecchio amico, Ronald Wayne, il 1° aprile del 1976 fondano la società Apple Inc.. Il nome pare sia legato alla passione di Jobs, fruttariano convinto, per il popolare frutto, già reso famoso dai Beatles come simbolo della loro casa discografica. Da quel garage esce l'Apple I, che in sostanza è una scheda madre assemblata, che per funzionare necessita di alimentatore, tastiera e display. Rapportato ai giorni nostri sembra una cosa bizzarra, in realtà in quegli anni il computer è appannaggio degli hobbisti dell'elettronica, esperti di assemblaggio e con una certa disponibilità economica.
Occorrono infatti 666,66 dollari per acquistare un Apple I, messo in commercio nel luglio del 1976 e in numero di 200 esemplari in tutto. L'anno seguente viene lanciata la versione "II" che ottiene un considerevole riscontro di vendite, facendo guadagnare alla società i fondi necessari per i progetti futuri.
In questa fase viene adottato como logo ufficiale la "mela morsicata" in versione multicolore, mantenuta fino al 1998 quando subentrerà quella "grigia", tuttora in uso.
Gli anni Ottanta segnano l'ingresso in borsa di Apple, con conseguente ritorno milionario per la proprietà, ma è un benessere che dura poco. L'Apple III si rivela un flop e stessa sorte tocca nel 1983 al progetto Lisa, da cui Jobs viene tenuto fuori per i rapporti sempre più tesi che ha con gli altri soci, al punto di rischiare più volte l'allontanamento dalla società che lui stesso ha fondato. La crisi viene temporaneamente superata con il lancio del primo Macintosh, presentato dallo stesso Jobs in grande stile, il 24 gennaio del 1984.
Vuoi per il prezzo, vuoi per alcuni difetti di funzionamento, il Mac 128 non sfonda e l'anno dopo i due Steve abbandonano la Apple, lasciando il ruolo di CEO a John Sculley. Gli anni Novanta fanno calare il buio sull'azienda di Cupertino, che viene schiacciata dalla spietata concorrenza di Microsoft Windows. Il ritorno di Jobs, nel 1997, inverte la tendenza e quattro anni dopo matura il primo di una serie di progetti rivoluzionari: esce l'iPod che cambia il modo di ascoltare la musica e insieme il mercato delle case discografiche.
Il resto è storia recente con i successi strepitosi di iPad e iPhone che nel 2012, nonostante la prematura scomparsa di Jobs (5 ottobre 2011), consegnano alla Apple il primato di società con maggiore capitalizzazione di mercato di sempre, scalzando i rivali di sempre della Microsoft. Il 2013, che vede l'uscita del potente PC Mac Pro insieme ai nuovi modelli di iPhone "5S" e "5C", segna un fatturato di 170 miliardi di dollari, arrivando a superare i 260 miliardi nel 2019.
-Esce nelle sale "2001: Odissea nello spazio": «In questo filone, il capolavoro è "2001: Odissea nello spazio", uno dei miei film preferiti, in cui tutto è scientificamente esatto e immaginato partendo dal possibile. È veramente l'apice della fantascienza». Il lusinghiero commento del padre di "Guerre Stellari", alias George Lucas, rende giustizia all'opera di Kubrick, che ancora oggi conserva la sua valenza di ritratto di una società futuribile.
Dopo aver scandalizzato il pubblico americano con Lolita e sbeffeggiato il clima destabilizzante della "guerra fredda" (che in quel periodo dominava la scena politica mondiale), verso la fine degli anni Sessanta il regista statunitense Stanley Kubrick (figlio di ebrei polacchi) si orientò verso il filone fantascientifico, nel momento in cui quest'ultimo iniziava ad uscire dalla dimensione di genere di "serie B", per acquisire, grazie a colossal come Il pianeta delle scimmie, una forte valenza metaforica.
Colpito dal racconto "La sentinella" dello scrittore britannico Arthur C. Clarke, Kubrick lavorò con lui alla sceneggiatura creando un'inedita sinergia tra la nuova pellicola e l'omonimo romanzo che lo stesso Clarke pubblicò successivamente. Ne uscì la trama di una favola apocalittica sul destino dell'umanità, all'inizio del XXI secolo.
La storia comincia agli albori della civiltà terrestre, con un gruppo di ominidi che, in seguito alla comparsa di un monolito nero (un blocco massiccio di pietra) di origine extraterrestre, sembra avvertire i segni di una prima evoluzione. Con un salto temporale di oltre quattro milioni di anni, la scena si sposta nello spazio, dove un altro "monolito", simile al precedente, viene rinvenuto su una base lunare, che si attiva ed invia un segnale radio verso Giove. Viene mandata un'astronave ad indagare e durante il viaggio verso il pianeta avviene lo scontro tra l'equipaggio e l'intelligenza artificiale HAL, destinato a diventare un tema cardine di tutta l'opera.
Dopo quattro anni di lavorazione e un investimento di 10 milioni di dollari per produrlo, 2001: Odissea nello spazio debuttò in prima assoluta all'Uptown Theater di Washington, il 2 aprile del 1968. Le oltre due ore di pellicola spiazzarono completamente il pubblico, abituato a un'idea totalmente diversa di fantascienza. La critica ne fu subito entusiasta, arrovellandosi sulle molteplici chiavi di lettura del film.
Il giudizio unanime fu di ritenerlo una cesura epocale nel genere fantascientifico e nel cinema in generale, a cominciare dagli effetti speciali. Tutto era stato studiato nei minimi dettagli e l'ambientazione nello spazio ricreata da Kubrick era scientificamente inappuntabile, per gli stessi esperti della NASA. Dall'assenza di gravità al silenzio avvolgente, rotto soltanto dalle note maestose di "Così parlò Zarathustra" di Richard Strauss, che divenne un tratto distintivo del film.
La sua carica rivoluzionaria, rispetto ai tempi, non si fermava qui. Prima ancora che Neil Armstrong mettesse piede sulla luna e il pc ed internet sconvolgessero la vita delle persone, Kubrick invitava alla riflessione sul rapporto tra l'uomo e l'intelligenza artificiale e sull'utilizzo della scienza, prefigurando scenari apocalittici, tutt'oggi considerati futuribili, nonostante il 2001 sia passato da tempo.
Accanto a questi temi c'è quello sempreverde, presente nella filosofia di ogni epoca, del legame tra l'uomo e la dimensione spazio-tempo, magistralmente simboleggiato dalla "scena madre" del film: l'ominide che lancia verso l'alto un osso, che diventa una sorta di ellisse temporale, proiettando la scena 4 milioni di anni dopo e prendendo le sembianze di un'astronave.
Premiato con l'Oscar per gli effetti speciali (su quattro nomination ricevute), 2001: Odissea nello spazio incassò complessivamente 56.715.371 dollari. Considerato una pietra miliare del cinema di sempre, ispirò generazioni di registi del genere fantascientifico.
-Alcide De Gasperi: La più alta figura di statista che l'Italia abbia conosciuto, ricordato come primo Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica e padre fondatore dell'Unione Europea.
Nato a Pieve Tesino, in provincia di Trento, da una famiglia di umili origini, poté completare gli studi solo grazie ad un sussidio concesso dal governo austriaco, essendo all'epoca il Trentino una regione dell'Impero austro-ungarico. Laureatosi in Filologia all'Università di Vienna, prima come studente e poi come membro del parlamento austriaco si batté per la minoranza italofona.
Eletto deputato a Roma tra le fila del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo nel 1921, quattro anni dopo ne divenne segretario, portandolo su posizioni contrarie al regime mussoliniano e pagando il suo antifascismo con il carcere. Impegnato durante il conflitto nel "Comitato di Liberazione Nazionale", nel 1942 fondò la Democrazia Cristiana, di cui fu il primo segretario e presidente dal 1946 al 1954.
Prese parte agli ultimi governi del Regno d'Italia come Ministro degli Esteri nel 1944 e come Presidente del Consiglio dei Ministri nell'anno seguente; carica, quest'ultima, che mantenne dopo la proclamazione della Repubblica nel 1946, guidando per due anni il governo di unità nazionale fino all'approvazione della carta costituzionale.
In politica estera le sue conquiste più rilevanti, in particolare il prestito di 100 milioni di dollari ottenuto dagli USA e la difesa di importanti territori, quali l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta, durante gli accordi di pace con i vincitori della Seconda guerra mondiale. Pur da cattolico convinto, difese la laicità delle istituzioni rifiutando l'alleanza con monarchici e post-fascisti, caldeggiata dal Vaticano, in occasione delle elezioni amministrative di Roma.
Scomparso nell'agosto del 1954, la Chiesa ha avviato il processo di canonizzazione, riconoscendogli il titolo di "Servo di Dio".
-Pasqua: La Pasqua è la principale festa del cristianesimo e ricorda la Resurrezione di Cristo. È festeggiata la domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera.
La Resurrezione di Cristo combacia, metaforicamente, con il risveglio della natura, degli alberi che rifioriscono e le temperature che diventano miti! Secondo un'antica tradizione pagana, la Pasqua coincideva con l'arrivo della primavera, che veniva festeggiata con l'offerta delle primizie di campo e sacrifici di agnelli.
Tra usanze festaiole, tradizioni culinarie e riti religiosi, la Pasqua è un momento per stare insieme, pregare (per chi crede) e festeggiare in famiglia e con gli amici.
-Terremoto dell'Aquila: Alle 3:32 di lunedì 6 aprile del 2009 si aprì una profonda ferita nel cuore geografico dell'Italia e nella memoria collettiva, che a distanza di anni dal disastro è ben lungi dal rimarginarsi.
Preceduta da uno sciame sismico registrato a partire dal 14 dicembre 2008, la scossa di quella tragica notte toccò i 6,3 gradi di magnitudo, radendo al suolo gran parte del centro storico del capoluogo abruzzese e delle frazioni di Onna, Paganica e Tempera. Pesantissimo il bilancio umano: 309 vittime e 1.178 feriti, oltre a 65mila sfollati.
Avvertito principalmente in Abruzzo e in misura minore nel Lazio e nelle Marche, il sisma dell'Aquila è risultato, per numero di vittime e danni materiali (oltre 10 miliardi di euro), il 5º terremoto più distruttivo in Italia in epoca contemporanea.
La burocrazia e la complessità del contesto urbano continuano a rallentare la ricostruzione dell'Aquila, ad oggi ridotta a un enorme cantiere a cielo aperto. A ciò si aggiungono le diverse inchieste giudiziarie, una delle quali ha portato nel 2013 alla condanna, in primo grado, di 7 scienziati, all'epoca dei fatti membri della commissione Grandi Rischi. L'accusa è di aver dato false rassicurazioni alla popolazione locale, rispetto allo sciame sismico d'intensità crescente, registrato cinque giorni prima del terremoto.
La sentenza è stata quasi del tutto ribaltata in appello, nel 2014, con l'assoluzione di sei dei sette imputati; assoluzione confermata anche in Cassazione.
-Pablo Picasso: Un genio dell'arte in assoluto e tra i grandi maestri della pittura del Novecento. Nato a Málaga, nel sud della Spagna, e morto a Mougins nell'aprile del 1973, Pablo Picasso è una figura chiave nella storia dell'arte, per l'evoluzione delle forme che segnò con la sua produzione, influenzando profondamente le epoche successive.
Considerato il padre del cubismo, i suoi lavori artistici si dividono in diversi periodi, corrispondenti a diversi momenti della propria vita: "periodo blu", "periodo rosa", "periodo africano", "cubismo analitico" e "cubismo sintetico".
Alcuni ritengono che Picasso sia riuscito a realizzare i suoi quadri perché affetto da emicrania, ritenendo che i volti sproporzionati e tagliati in verticale siano effetto delle visioni spezzate che hanno coloro che soffrono di questa patologia.
L'opera con cui viene maggiormente identificato è Guernica, che ricorda il bombardamento subito dalla popolazione civile dell'omonima città basca, durante la Guerra civile spagnola. Il dipinto è conservato al Museo nacional centro de arte reina Sofia di Madrid.
-Disastro Moby Prince: «Siamo incendiati! Ci è venuta una nave addosso!» Nel cuore della notte un disperato allarme arriva alla capitaneria di Porto di Livorno, che allerta i soccorsi. Tutti in salvo gli uomini della petroliera Agip Abruzzo ma è troppo tardi per l'altra nave, ridotta ormai a un groviglio di lamiere in fiamme. A distanza di oltre vent'anni, sui fatti di quella tragica notte gravano contraddizioni e omissioni.
Sono le 22.03 di mercoledì 10 aprile 1991, il traghetto di linea Moby Prince (proprietà della compagnia di navigazione privata Nav.Ar.Ma) parte da Livorno con direzione Olbia. A bordo 140 persone, 76 passeggeri e 65 membri dell'equipaggio, agli ordini del comandante Ugo Chessa. Il clima è disteso e molti sono raccolti nella sala bar, a guardare in Tv il big match Barcellona vs Juventus, semifinale di andata di Coppa delle Coppe.
Circa venti minuti dopo il traghetto percorre la rada che poi immette in mare aperto. In quel tratto avviene l'irreparabile: la nave passeggeri finisce con la prua nella pancia della petroliera Agip Abruzzo, nei cui serbatoi sono stipati 2.700 tonnellate di petrolio Iranian Light. In pochi attimi il mare attorno si trasforma in una larga macchia nera che inizia a prendere fuoco, avvolgendo la prua della nave passeggeri.
Alle 22.25 arriva il "may day" del marconista della Prince, seguito dieci minuti dopo dall'allarme dato via radio dal comandante dell'Agip Renato Superina, che conferma la collisione parlando erroneamente di una bettolina (piccola imbarcazione utilizzata all'interno dei porti). Ciononostante i soccorsi raggiungono il luogo dell'impatto verso le 23, traendo in salvo i 18 occupanti della petroliera. Dell'altra nave se ne sono perse le tracce.
Soltanto alle 23,35, e per puro caso, due ormeggiatori s'imbattono nella Moby Prince che nel frattempo, come impazzita, si è messa a girare in circolo. Davanti ai loro occhi c'è un inferno di fuoco, in mezzo al quale viene colto un unico segno di presenza umana: attaccato al parapetto, il mozzo di origini napoletane Alessio Bertrand è riuscito ad evitare le fiamme e su esortazione dei due ormeggiatori si lancia in mare. Sarà l'unico sopravvissuto di quella notte.
In quegli attimi sopraggiunge una motovedetta della Capitaneria di Porto livornese che, dopo aver indugiato per mezz'ora, fa ritorno alla base. L'amara constatazione dei fatti, confermata durante i processi, dice che il primo soccorritore a mettere piede sulla Prince è il marinaio Giovanni Veneruso, incaricato di agganciare la nave per trainarla con un rimorchiatore all'interno del porto. Il tutto avviene alle 3,30 del mattino quando ormai del traghetto resta poco più di un relitto spettrale di fumo e lamiere.
L'opinione pubblica è sconvolta dalle prime immagini trasmesse dai telegiornali ma ricostruzioni troppo frettolose, confermate da esponenti del governo centrale, parlano di "errore umano" dovuto alla presenza di nebbia. L'ipotesi della nebbia viene confermata in sede giudiziaria nei due processi: il primo per omissione di soccorso e omicidio colposo, il secondo per manomissione a bordo, che non portano ad alcuna condanna avvalorando indirettamente la tesi dell'errore umano.
Una verità processuale che scontenta i familiari delle vittime, che si appellano alla contraddittorietà di alcuni aspetti, a cominciare dall'enorme ritardo dei soccorsi. In più molti testimoni, tra cui ufficiali di marina e semplici cittadini, confermano che in quelle ore non c'è stata alcuna nebbia e le fiamme erano ben visibili dal porto. A confermarlo è anche un video amatoriale trasmesso dal TG1, nelle sere successive al disastro.
Alcune perizie dimostrano che i passeggeri della nave sono sopravvissuti per diverso tempo dopo l'impatto. Dal ritrovamento dei corpi emerge che la maggior parte è stata raccolta nel salone De Lux, circondato da paratie che avrebbero impedito per oltre mezz'ora la propagazione del fuoco. I test tossicologici, inoltre, confermano la presenza di monossido di carbonio nel sangue delle vittime, segno evidente del fatto che sono rimasti in vita per ore.
Negli anni a seguire, per mantenere vivo il ricordo, il Comune di Livorno dedica una piazza alle vittime, mentre in via Molo Mediceo pone una targa con i loro nomi.
-Primo uomo nello spazio: Conquistare per primi lo spazio, allo scopo di dominare meglio la Terra. Una sfida che per circa vent'anni vide contrapposti i due "grandi blocchi". La fase iniziale vide trionfare quello sovietico, che portando l'uomo nello spazio alzò l'asticella della sfida e costrinse gli Americani a correre ai ripari.
Il clima di guerra fredda, imperante nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, vide Stati Uniti d'America e Unione Sovietica contendersi pezzi di mondo e dimostrare la propria potenza tecnologica e militare con una corsa sfrenata agli armamenti. In quest'ottica la conquista del cosmo garantiva due importanti risvolti: con il lancio di satelliti nello spazio sarebbe stato più facile spiare il nemico; farlo in anticipo sugli avversari avrebbe significato propagandare i rispettivi progressi scientifici.
Il lancio dello Sputnik nel 1957, primo satellite nello spazio, aveva assegnato il primo prestigioso round all'U.R.S.S., battendo sul tempo gli Americani che tre mesi più tardi mandarono in orbita l’Explorer 1. Nel 1960 il regime guidato da Nikita Krusciov sembrava pronto a un altro clamoroso sorpasso. Con il progetto Vostok si mirava, per la prima volta, a portare l'uomo nell'orbita terrestre.
Dalla primavera del 1960 al marzo dell'anno seguente vennero effettuati diversi lanci, utilizzando manichini e in molti casi animali, come cani e ratti, alcuni dei quali persero la vita durante il volo o in fase di atterraggio. La fase più drammatica si ebbe con la catastrofe di Nedelin: un missile intercontinentale esplose sulla rampa di lancio, provocando la morte di oltre 200 dipendenti. Un episodio che aumentò le condizioni di rischio per un eventuale coinvolgimento umano.
Tuttavia non c'era molto tempo, visto che gli USA avevano programmato per marzo del 1961 il lancio del Mercury con un astronauta a bordo, poi rimandato a maggio. Nel frattempo l'agenzia spaziale sovietica RKA era stata incaricata di addestrare 20 cosmonauti, tra i quali sarebbe stato scelto il miglior pilota. La selezione premiò Jurij Alekseevič Gagarin, che il 12 aprile si accomodò all'interno della capsula del Vostok 1, sulla rampa di lancio del Cosmodromo di Bajkonur (nella steppa del Kazakistan).
Il razzo si alzò alle 9.07 (ora di Mosca) e pochi minuti dopo Radio Mosca annunciò trionfalmente la notizia. Tutti i vari passaggi funzionarono senza problemi, anche perché i comandi erano azionati da terra e il pilota poteva fungere solo da spettatore passivo. Lo stesso aveva a disposizione riserve d'ossigeno e provviste alimentari per dieci giorni, nel caso fossero insorti inconvenienti al sistema computerizzato.
Non ce ne fu bisogno. Gli 89 minuti di volo trascorsero senza contrattempi e la navicella riuscì a eseguire un'orbita terrestre completa prima di rientrare nell'atmosfera. Alle 10.35, a una quota concordata di 7.000 m, Gagarin si catapultò dalla capsula e appeso al paracadute atterrò nei pressi della città di Engels. Venne accolto come un eroe e la propaganda sovietica fece risaltare al massimo l'evento.
Non v'era dubbio che con la sua impresa era stata scritta una pagina storica del progresso scientifico, destinata ad allargare gli orizzonti delle conquiste umane. Tra i suoi primati, anche quello di osservare che il colore predominante della Terra, vista dallo spazio, era il blu. Gagarin descrisse in numerose interviste lo spettacolo cui aveva assistito, esortando il genere umano a impegnarsi di più nella conservazione del pianeta.
-La prima esposizione universale del Novecento: Una finestra sul secolo appena trascorso attraverso una panoramica delle principali invenzioni tecnologiche e istanze artistiche. Così Parigi, ritoccata dalla modernità nel suo fascino immortale, salutò l'arrivo del Novecento.
Nel pieno della seconda rivoluzione industriale (1870-1920), la Francia confermava la vocazione di laboratorio ideale per i nuovi ritrovati della tecnologia e per tutte le espressioni dell'ingegno umano. Prova n'è il fatto che di dodici "esposizioni universali", ufficialmente riconosciute dal BIE (Bureau International des Expositions, in italiano "Ufficio Internazionale delle Esposizioni"), quattro si erano tenute nella location parigina, mentre all'acerrima rivale Londra n'erano toccate due soltanto.
L'EXPO d'inizio secolo premiò nuovamente la "città della Senna" e questa volta si trattava di un evento epocale, sia per la quantità e la qualità del patrimonio esposto, sia per il livello di modernità che la capitale si apprestava a raggiungere in vista del prestigioso appuntamento. Dieci anni dopo l'inaugurazione della celebre Torre Eiffel, altre opere erano in cantiere e promettevano una significativa trasformazione dell'assetto urbano.
Dalle stazioni ferroviarie di Gare de Lyon e Gare d'Orsay (oggi sede del Museo d'Orsay) ai padiglioni espositivi di Grand Palais e Petit Palais. Di maggiore impatto sui turisti e sulla qualità dei trasporti cittadini si rivelò la nuova metropolitana (tra le prime in Europa), che tagliava la città da est ad ovest. La linea venne completata in tempo per l'inaugurazione dell'Exposition Universelle del 14 aprile.
Una delle prime opere che stupì i visitatori fu la gigantesca ruota panoramica che con i suoi 100 metri d'altezza, detenne il record per quasi un secolo (sebbene fu demolita nel 1920). Tutta intorno Parigi appariva in uno spettacolo di luci che celebrava il trionfo dell'elettricità. Ecco spiegato il boom di presenze per l'EXPO, oltre cinquanta milioni di visite, che solo un'altra esposizione (Osaka 1970) fece registrare.
Dentro le aree espositive si poterono ammirare brevetti di portata tecnologica epocale. In primis il motore diesel alimentato da olio di arachidi, brevettato dal francese Rudolf Diesel, che solo trent'anni più tardi trovò applicazione nel settore automobilistico. Ma il maggiore riconoscimento venne assegnato alla prima scala mobile commerciale, realizzata dall'inventore americano Charles Seeberger per la Otis Elevator Company (società costruttrice del primo ascensore).
Non meno clamore suscitarono due invenzioni legate alla comunicazione e all'intrattenimento. Da un lato il cinematographe dei fratelli Lumiere, con il quale vennero proiettati alcuni cortometraggi su un grande schermo (16 m per 21 m). Dall'altro il Telegraphone dell'ingegnere danese Valdemar Poulsen, un registratore magnetico a filo, il cui funzionamento fu dimostrato registrando la voce dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria; tutt'oggi è considerata la più antica registrazione audio magnetica esistente.
Nel settore dell'arredo e delle decorazioni si affacciò il nuovo gusto dell'Art Nouveau, con mobili moderni, arazzi e oggetti d'arte caratterizzati da linee curve e ornamenti di tipo vegetale o floreale. Principale fonte d'ispirazione furono le immagini orientali e più di tutte le stampe giapponesi. Di qui la tendenza si affermò nel campo delle arti figurative e in architettura.
Tra i manufatti artistici riscossero enorme successo piccole bambole di legno vestite secondo la tradizione contadina russa: fu l'esordio delle matryoshka, ideate dall'industriale e collezionista d'arte Savva Mamontov. Premiate a Parigi con la medaglia di bronzo, quale simbolo della tradizione russa, da quel momento cominciarono ad essere prodotte su larga scala ed esportate in tutto il mondo.
-Affondamento del Titanic: Uno spettro bianco nel buio della notte, l'impatto e l'avanzata incontenibile dell'acqua. In poche ore quello che si credeva un colosso inaffondabile si spaccò in due, inabissandosi per sempre sul fondo dell'oceano. Con esso crollò il mito dell'infallibilità del progresso e s'infranse il sogno della Belle Époque.
La costruzione del Titanic rappresentò il guanto di sfida lanciato dalla compagnia navale britannica White Star Line ai rivali della Cunard Line, che in quegli anni dominavano le rotte oceaniche con i transatlantici Lusitania e Mauretania. La nuova nave, completata in tre anni nei cantieri Harland and Wolff di Belfast e costata 7.5 milioni di dollari (equivalenti a 167 milioni di dollari di oggi), si estendeva in lunghezza per 269 m e in larghezza per 28 m, con una stazza complessiva di 46.328 tonnellate.
Dotata di un motore a vapore, alimentato da 29 caldaie, venne salutata come un gioiello di tecnologia e di sicurezza, al punto da ritenerla «praticamente inaffondabile». Come viaggio inaugurale venne stabilita la rotta da Southampton a New York, via Cherbourg e Queenstown. Preceduto nel nome dalla sigla RMS (che indicava la funzione di servizio postale), il Titanic iniziò il suo viaggio mercoledì 10 aprile 1912. A bordo 1.423 passeggeri più 800 unità di equipaggio agli ordini del capitano Edward John Smith.
Le cabine erano divise in tre classi. Nella prima, la più lussuosa e il cui biglietto costava 4.350 dollari (83mila dollari di oggi), si accomodarono esponenti dell'aristocrazia e dell'alta borghesia dell'epoca, come il milionario Jacob Astor IV e l'industriale Benjamin Guggenheim (fratello del titolare dell'omonima fondazione d'arte). Nella seconda, al prezzo di 60 dollari, presero posto gli appartenenti alla classe media. L'ultima si riempì di emigranti che con un biglietto da 32 dollari andavano incontro a una nuova vita nel continente americano.
L'evento venne accolto con ampio clamore sulla stampa e nell'opinione pubblica. Nella fretta di partire nei tempi previsti e per alcuni cambi negli ufficiali avvenuti all'ultimo momento, vennero dimenticati i binocoli, costringendo i marinai di vedetta a svolgere a occhio nudo la loro attività. Un elemento che si rivelò fatale nel corso degli eventi. A ciò si unì una smodata frenesia di raggiungere la destinazione nel più breve tempo possibile, che portò a mantenere i motori costantemente al massimo.
La velocità non fu ridotta nemmeno dopo la segnalazione fatta pervenire al capitano Smith, nella tarda mattinata di domenica 14 aprile: il messaggio avvertiva della presenza di ghiaccio a 400 km sulla rotta del Titanic. Circa dieci ore più tardi, intorno alle 23.40, nel buio fitto di una notte senza chiarore lunare, le vedette Frederick Fleet e Reginald Lee avvistarono un iceberg di fronte alla nave. Il fatto che i due fossero sprovvisti di binocolo, alimentò il fondato timore che l'ostacolo si trovasse a non più di 450-550 metri.
Una distanza che alla velocità di crociera di 20 nodi (circa 37 km/h) impediva qualsiasi tentativo di evitare l'impatto. Il ghiaccio strisciò sulla dritta aprendo una lunga crepa sotto la linea di galleggiamento e in pochi istanti l'acqua invase ad uno ad uno i vari compartimenti, partendo dalla sala macchine. Alle 12.27, quando si comprese che la prua del Titanic stava lentamente affondando, venne lanciato un SOS dal marconista Jack Phillips, raccolto dal piroscafo Carpathia, distante 58 miglia dal luogo dell'impatto.
La fase delle operazioni di salvataggio fu drammatica! Le scialuppe a disposizione erano soltanto 16 e ognuna poteva contenere fino a 60 persone. Per inesperienza e cattivo coordinamento tra loro, gli ufficiali ne fecero salire in molti casi un numero inferiore, riducendo ulteriormente la quota di passeggeri destinati a salvarsi. Delle 2.223 persone a bordo (equipaggio compreso), ne sopravvissero 705; gli altri, in gran parte, persero la vita per assideramento, causato dalla prolungata permanenza nell'acqua a zero gradi.
Dalle 2.15 il destino del Titanic prese una piega irreversibile: sommerso per metà dall'acqua, lo scafo si spezzò in due e cinque minuti più tardi s'inabissò anche la poppa. Nei giorni immediatamente successivi la notizia del disastro scioccò il mondo, creando le premesse per una profonda riflessione sull'episodio che portò alla convocazione della prima conferenza sulla sicurezza delle persone in mare.
Nel corso di una spedizione sottomarina sul fondo dell'oceano, nel 1997 è stato possibile ricostruire una dinamica più plausibile dell'accaduto e a portare in superficie circa 5mila oggetti stipati nella nave. Nel 2012, nel centenario della tragedia, gli scienziati hanno avanzato l'ipotesi che il relitto si sgretolerà nell'arco di 20-30 anni.
Delle numerose trasposizioni cinematografiche, la più popolare è l'omonimo colossal diretto nel 1997 da James Cameron, premiato con undici Oscar (record assoluto condiviso con Ben-Hur e Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re).