#375 - 15 marzo 2026
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Fotografia

Stagno di Cabras

di Guido Alberto Rossi

Alcuni giorni fa, mentre mettevo ordine a vecchie foto, mi sono capitate in mano delle immagini, di un reportage che avevo fatto circa cinquant’anni fa, riguardanti la bizzarra storia dello Stagno di Cabras e così ho pensato di vedere come oggi è finita la vecchia storia.

Cinquanta anni fa:
Cabras è un piccolo paese della provincia di Oristano, abitato da circa 9.000 anime, ha una bellissima laguna, che qui la chiamano stagno o Mari Pontis ed è uno degli stagni più grandi d'Europa.

Stagno di Cabras

Nei circa 30 chilometri di costa sulla quale si affaccia Cabras sorge l’area marina protetta della penisola del Sinis, che si estende fra la baia di Is Arenas e il golfo di Oristano, comprendendo l’isola di Mal di Ventre e l’isolotto del Catalano.
Ci andai circa cinquanta anni fa, mese più mese meno, per fare un reportage per il settimanale Tempo, perché era una storia curiosa. All’epoca la pesca nello stagno era regolata da una legge che risaliva al re di Spagna, lo stagno aveva 29 proprietari che campavano grazie al lavoro a mezzadria di un centinaio di pescatori di muggini, carpe e anguille.

Stagno di Cabras

Lo stagno era una specie di “fabbrica” acquatica, la pesca iniziava al mattino e finiva alla sera, poi tutti i pescatori andavano a rilassarsi negli unici due bar del paese. In quello della piazza del municipio, che era il bar frequentato dai 160 pescatori “regolari”, (tifosi della Juventus) chiamati “bogheri, che pescavano per i proprietari dello stagno, dividendo alla sera il pesce in maniera quasi salomonica: 60% ai pescatori e 40% ai proprietari che però fornivano barche e reti, in carta moneta, significava un guadagno di circa 1.500 lire al giorno.

Stagno di Cabras

Qui bazzicavano anche i “poigeri”, che erano quei pescatori che lavorano nella Pescheria, che era una costruzione con dei recinti, tipo celle della morte, dove il pesce entra e non esce più, quando queste celle sono piene i poigeri, tirano su le reti e siccome era un lavoro meno faticoso che stare in barca al freddo e al caldo guadagnavano un 10% in meno.

Gli ultimi frequentatori di questo bar erano i “paramitai” che pescavano solo le anguille, con le barche fatte di paglia, chiamate “fassoni” e forse copiate da quelle del Lago Titicaca in Perù. Questi pagavano una licenza annua fissa di 75mila lire e non dovevano dividere niente con nessuno. Ovviamente il prezzo del pesce era stabilito dai 29 proprietari.

Stagno di Cabras

Poi c’era il bar della piazza della chiesa, che era frequentato dai pescatori ribelli (tifosi del Cagliari) al sistema e tutti orgogliosamente bracconieri, che invece pescando di frodo alla notte, dicevano che riuscivano a guadagnare anche 300,000 lire a notte, la cifra mi sembrava un pochino esagerata, visto che all’epoca un direttore di banca guadagnava su per giù due o tre mille lire al mese, ma ovviamente non c’era modo di verificarlo, se non per il fatto che di fronte al loro bar c’erano parcheggiate diverse Vespe e Lambrette, mentre difronte al bar dei pescatori regolari c’erano parcheggiate solo biciclette.
Questi pescatori ribelli, sostenevano che loro avevano tutto il diritto di pescare liberamente in base a una certa legge N° 39, che era dalla loro parte e gli dava tutti i diritti legali di farlo, ma siccome questa legge non veniva applicata; loro lo facevano lo stesso, ma di frodo.

Stagno di Cabras

Qui sotto una grande foto di Gigi Riva, parlai con Martino Casula, un tipo simpatico che era stato anche sei mesi in galera senza processo, solo con l’accusa di pesca di frodo, poi liberato è ovviamente tornato a pescare di notte e riacciuffato dai carabinieri si è fatto altri tre mesi di gattabuia, mi raccontò che qualche anno prima, nel 1962, ci furono anche degli scioperi e venne imposto il coprifuoco notturno alla pesca e che finirono in prigione oltre cento pescatori. Per cercare di capire bene andai anche a parlare con L’avvocato Uras, che era l’amministratore e uomo di fiducia di tutti proprietari dello stagno, che molto gentilmente ma chiaramente mi disse che il lago era stato regolarmente acquistato dai vari proprietari dal re di Spagna e quindi sono acque private e che la legge N°39 in questo caso non c’entra niente e quindi le cose stavano bene come stavano e tanti saluti.

Stagno di Cabras

Oggi nel 2026:
Oggi lo stagno è gestito dal “Nuovo Consorzio delle Cooperative Pontis”, nato nel 1993 dall’unione di 10 cooperative di pescatori locali e dà lavoro a circa 120 pescatori, che pescano nello stagno di Cabras e occasionalmente anche nella prospiciente Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre”.

Stagno di Cabras

La storica Peschiera Pontis è rimasta l’organizzazione più importante per l’economia di Cabras, anche se da qualche anno la pesca viene svolta principalmente presso la peschiera di Sa Mardini (costruita fine anni 90), nello stagno con le stesse tecniche di pesca che usavano i trisnonni, sono solo cambiati i materiali, un tempo le celle erano fatte con filari di canne, oggi sono state sostituite con paratie amovibili in PVC.

Stagno di Cabras

Le classiche barche a remi in legno e i “fassoni” sono stati sostituiti con barche in vetroresina dotate di motori fuoribordo, mentre i sistemi di pesca sono rimasti gli stessi. La principale è la cattura dei pesci nei “lavorieri”, qui oltre ai muggini vengono prese anche altre specie che frequentavano più saltuariamente la laguna, come saraghi, orate, spigole e granchi.

Stagno di Cabras

Poi c’è la classica pesca con le reti formata da due imbarcazioni, che calano una rete ciascuna che condivisa forma un cerchio in modo che i pesci all’interno non abbiano scampo. Sempre con barche e reti e sempre all’interno della laguna si effettua anche la pesca “vagantiva”, dove le reti da posta vengono calate e salpate continuamente dai pescatori.

Invece la pesca con l’utilizzo del “bertovello”, che è una trappola fissa o mobile, costituita da una rete conica o cilindrica montata su cerchi, è usata principalmente per la cattura delle anguille e dei crostacei. Si pratica generalmente durante le notti di grandi temporali, quando le anguille tendono ad uscire dalla laguna. La pesca dell’anguilla è consentita nei soli mesi di: ottobre, novembre e dicembre.

Stagno di Cabras

Siccome il mondo gira veloce e bisogna darsi da fare, oltre alle attività di pesca e commercializzazione del pescato, la Peschiera Pontis si è adeguata ai tempi e si è lanciata in diverse altre attività, nel 2024 ha aperto il Museo dei Pescatori, presso i vecchi edifici della peschiera, vi sono esposti tutti gli antichi attrezzi da pesca utilizzati per la pesca e vecchie fotografie e illustrazioni che vengono descritte con tanto di audioguida in varie lingue, così da far conoscere e raccontare la storia dello stagno, Organizza tour guidati, portando i turisti negli angoli più interessanti dello stagno.
Tra la fine degli anni 90 e inizi degli anni 2000, è stato inaugurato l’Ittiturismo dello Stagno Pontis, sempre localizzato nelle vecchie costruzioni della peschiera e ovviamente non poteva mancare un buon ristorante, oggi è tra i migliori della zona, ovviamente utilizza come materia prima i pesci dello stagno.

Stagno di Cabras

L’attività principale del consorzio rimane il pescato, la sua commercializzazione con importanti vendite all’ingrosso e la trasformazione delle uova di muggine nella preziosa bottarga, detta anche “oro di Cabras”. Ma non tutto è cambiato, sono rimasti ancora una ventina di pescatori di frodo, chiamati “spadonis,” che nell’oscurità della notte si caricano il barchino in macchina e si dirigono nelle zone più nascoste dello stagno per pescare illegalmente. Se prima esistevano il bar dei regolari e il bar dei pescatori di frodo, oggi a Cabras ci sono una dozzina di bar, e capita spesso che pescatori regolari e “spadonis” si incontrino a bere una birra ghiacciata insieme.

Stagno di Cabras

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