Aberdeen
di Guido Alberto Rossi
Aberdeen ormai è diventato un sobborgo di Hong Kong ma, ai tempi della dinastia Ming, era praticamente la città principale dell’isola.

La sua popolazione era in gran parte di etnia Tanka, che possono essere gemellati con i Veneziani perché vivevano e vivono sull’acqua.
Tutti pescatori o naviganti che abitano, mangiano e dormono con tutta la famiglia, nonni compresi, sulle pittoresche giunche ormeggiate tutte in bel ordine una a fianco all’altra.

All’epoca formavano una vera e propria città galleggiante, con tanto di barche negozi.
Oggi gli abitanti Tanka sono rimasti in pochi, riconoscibili per il loro tipico cappello di paglia e non troppo amichevoli con i turisti che vogliono fotografarli; se vi trovate lì evitate di farvi un selfie insieme a meno che non glielo chiediate prima con molta gentilezza, se invece pensate di fargli uno scatto di nascosto, accertatevi di non essere troppo vicini all’acqua.


Negli anni 60’ le allora autorità Inglesi costruirono delle dighe all’entrata della baia e Aberdeen diventò un Typhoon Shelter, che tradotto vuol dire un porto sicuro ai tifoni che periodicamente spazzano questo pezzo di Cina, tra maggio e settembre, con forze variabili a seconda di come gli gira.


Aberdeen era una delle mie mete fisse quando andavo a Hong Kong. Specialmente agli inizi degli anni 70’ era un posto straordinario per fotografare e poi non era ancora una attrazione turistica, come poi è diventata, non c’era ancora il Jumbo Floating Restaurant (aperto nel 1976 e affondato nel 2022), che era un gigantesco barcone dove 2,300 persone, contemporaneamente, potevano mangiare involtini primavera, anatre laccate, crostacei e pesci vari, che vivi, aspettavano in grandi vasche di essere scelti e cucinati a piacere.


Facevo sempre un salto al porto, principalmente perché mi piaceva, amavo il caos e la vivacità galleggiante, affittavo una barchetta con tanto di rematore Tanka e giravo per i canali tra le giunche e le case galleggianti più per puro divertimento che per lavoro, poi chiaramente scattavo foto a mitraglia a tutte le situazioni che mi intrigavano, non erano immagini che si vendevano quotidianamente, ma era divertente farle.
La foto che obbligatoriamente dovevi scattare a Hong Kong, se avessi voluto ripagarti almeno delle spese del viaggio, era riprendere le magnifiche giunche a vela, rigorosamente con lo sfondo dei grattacieli. Un amico fotografo australiano ne aveva addirittura noleggiata una dalle bellissime vele rosse e l’aveva fatta navigare avanti e indietro, vicino e lontano e a tutte le ore nelle acque antistanti i palazzi, fino a scattare la foto perfetta.

L’alternativa era sperare di avere la fortuna di trovarne una in navigazione nel posto giusto quando attraversavi con il traghetto Star Ferry, da Kowloon a Hong Kong e ritorno, se lo facevi un po’ di volte prima o poi ti capitava.

Oggi Aberdeen è sempre un posto che merita una visita, ovviamente è molto cambiato, le giunche a vela e le case galleggianti sono quasi del tutto sparite, sostituite da flotte di pescherecci, yacht e altri barconi a motore.


Lungo la riva della baia, hanno costruito centinaia di grattacieli, lungo le strade intorno al porto sono nati centinaia di bar, ristoranti, fast food e negozi; anziché le barche a remi manovrate da abili Tanka al remo, ci sono pittoresche barchette a motore, magari pilotate da un avvocato disoccupato.
